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Veneto, Pfas: “Inquinamento storico”

L’ordinanza emessa dalla Regione Veneto vieta la pesca nella zona rossa. Per il Coordinamento Acqua Libera da Pfas serve “un divieto generale, i pesci non distinguono i colori”

La Regione Veneto ha emesso un’ordinanza che vieta di pescare pesci nella zona rossa, fino al 30 giugno 2019 (ne ho parlato nell’articolo: “Veneto, Pfas: arriva l’ordinanza che vieta il consumo di pesce”).

Le acque di queste zone sono considerate altamente inquinate perché risultate positive alle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas).

Un provvedimento, questo, che non tutela al 100% i cittadini. Basti pensare al fatto che i pesci non distinguono i colori e, già solo per questo, non sono in grado di evitare la zona rossa.

A sollevare la questione è stato il Coordinamento Acqua libera dai Pfas che punta l’attenzione anche sulla zona arancione, esclusa dal provvedimento regionale, nonostante sia stato riscontrato anche lì la presenza di Pfas.

L’ARPAV, nel suo ultimo documento di controllo (Concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque prelevate da ARPAV-20.9.2018), evidenzia come le acque del fiume Retrone, nel tratto che scorre nei Comuni di Sovizzo, Creazzo, Vicenza, quindi in zona arancio, siano ancora abbondantemente contaminate dai Pfas. I cittadini che vivono nella zona arancio, non sono mai stati testati, come, invece è avvenuto per coloro che vivono nella zona rossa.

Inoltre, c’è un’altra problematica: quella della provenienza del pesce. Come si può essere sicuri che nelle nostre tavole non arrivi pesce pescato nella zona rossa? Insomma, comprendiamo subito che il problema, non solo, non è facile da gestire, ma anche che limitando il divieto solo alla zona rossa, non è risolto.

Il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas chiede:

  • che tutta la zona arancio venga ricompresa nell’ordinanza Regionale nr. 5 del 08/01/2019;
  • che qualora la Regione non provveda all’inserimento della zona arancio nella propria ordinanza, siano i sindaci dei Comuni compresi nella zona arancio a prendere tale iniziativa, emettendo una ordinanza comunale che vieta il consumo di pesce pescato nei comuni della zona arancio;
  • che la Regione inizi a programmare (come è stato fatto per le acque destinate al consumo umano),   un serio piano di fornitura alle aziende agricole dei territori inquinati, di acqua priva di Pfas, se si vuole che finalmente non continui, come ora, la contaminazione dei residenti attraverso l’alimentazione (richiesta avanzata più volte per Pec da Retegas Vicentina);
  • che lo screening sanitario presso le strutture pubbliche venga ampliato a tutta la Zona Arancio (come da mozione regionale votata all’unanimità nel dicembre 2017) su pagamento di un ticket.

Richieste più che legittime che dovrebbero essere prese seriamente in considerazione. Nessuno può dirsi tranquillo perché queste sostanze, purtroppo, sono ovunque e, una volta immesse nell’ambiente, sono molto persistenti. Non c’è più tempo da perdere!

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