Prosecco

Prosecco, l’eccellenza italiana bocciata dal Patrimonio Unesco

Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene bocciate alla prestigiosa lista dell’Unesco. Uno spreco di denaro pubblico che non deve essere ripetuto

Soldi pubblici dei contribuenti veneti gestiti in malo modo, quelli per presentare la candidatura delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene al Registro del Patrimonio mondiale dell’Umanità, la prestigiosa lista dell’Unesco, per intenderci.

La candidatura bocciata del Prosecco risale alla 42esima sessione che si è tenuta a Manama, Barein, lo scorso anno. Un no che fa male, specie se si pensa che il prodotto Prosecco è molto apprezzato, soprattutto all’estero: nel 2018 abbiamo avuto una vendemmia da record con il +48%. Mortificati gli agricoltori da questo no, i quali non si sono visti riconosciuti l’importanza di un territorio caratterizzato da un alto valore storico, culturale e paesaggistico.

L’ICOMOS, International Council on Monumennts and Sities, è un’organizzazione internazionale, non governativa, che ha lo scopo di promuovere la conservazione, la protezione, l’uso e la valorizzazione del patrimonio culturale mondiale. Inoltre, è responsabile della valutazione di tutte le nomine nella lista dell’Unesco di beni culturali e misti, nei confronti del criterio fondamentale di “eccezionale valore universale”, e gli altri criteri come specificato nella convenzione.

La valutazione inerente alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene da parte di ICOMOS, è avvenuta, sul posto, dal 2 al 8 ottobre 2017. A seguito di questa missione l’organizzazione, pur ritenendo di primario interesse le Colline di Conegliano e Valdobbiadene, ed apprezzando il dossier presentato, conclude il report definendo che “non ci sono le basi sufficienti per includere le Colline Venete nella lista dell’Unesco, e raccomanda la non iscrizione a tale lista”.

Una decisione che è certamente amara da digerire, ma che può servire da monito per il futuro: fino a quando non saremo di nuovo pronti a ripresentare la candidatura, dovremmo attendere, ed utilizzare, invece, i soldi pubblici in altro modo. Come? Usandoli, per esempio, per risolvere i problemi che affliggono il Veneto: ripristinare i danni a seguito del forte maltempo che ha segnato profondamente diverse località, l’emergenza ambientale Pfas che ha inquinato le nostre acque, le nostre terre, il nostro terreno e, di conseguenza, ha messo in grave pericolo la salute dei cittadini.

Alla luce della decisione di ICOMOS, chiedo, come politico e, soprattutto, come cittadino del Veneto, che sia fatta chiarezza su tutta la vicenda e chiedo anche che la candidatura non venga ripresentata fintanto che non siano chiarite tutte le criticità.

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