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L’olio extravergine negli Usa come un “farmaco” per il cuore

Il nostro olio extravergine di oliva fa bene e previene le malattie del cuore. Negli Usa mezzo cucchiaio al giorno toglie il medico di torno

Negli Stati Uniti l’olio extravergine di oliva viene promosso a “farmaco” per prevenire l’infarto e le altre malattie del cuore. A renderlo noto è la Coldiretti, e la notizia arriva a smentire quanti, invece, vorrebbero tassarlo e marchiarlo con bollini neri e semafori rossi. Di questo problema, ne avevo già parlato nell’articolo “Parmigiano e olio extravergine, Coldiretti: no ai bollini neri” nel quale facevo riferimento alla risoluzione presentata all’Onu dai sette Paesi della Foreign Policy and Global Health, dove si etichettavano Olio Evo e Parmigiano come “cibi insalubri”.

Paragonare l’olio ad un farmaco può sembrare esagerato, tuttavia non è altro che la conseguenza della diffusione in tutto il territorio americano dell’olio d’oliva, il cui consumo è addirittura triplicato nel giro di 20 anni, arrivando alla cifra record di 315 milioni chili e facendo salire gli Usa al terzo posto dopo Italia e Spagna tra i maggiori acquirenti.

L’Agenzia per la salute americana raccomanda che sulle bottiglie di olio extravergine, contenenti almeno il 70% di acido oleico, dovrà comparire la dicitura che mezzo cucchiaio al giorno d’olio previene l’infarto e le malattie del cuore. Questo importante acido, infatti, porta benefici cardiovascolari quando sostituisce il grasso saturo dannoso per il cuore.

Notizie positive, queste, che però non ci devono far abbassare la guardia: l’invasione dell’olio tunisino, nonché di altri prodotti che possono destabilizzare il nostro mercato interno, sono dietro l’angolo.

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