Il Parlamento europeo blocca l’adesione della Turchia all’Ue

Il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede di sospendere i negoziati di adesione della Turchia all’Ue, nel caso in cui le riforme costituzionali previste da Erdogan, che vedranno l’espansione dei poteri presidenziali, saranno attuate senza modifiche.

La risoluzione è stata approvata con 477 voti favorevoli (il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle ha votato a favore), voti con cui i deputati hanno manifestato la preoccupazione riguardo l’ennesimo attacco alla democrazia da parte del Presidente turco, che ha fatto ancora una volta marcia indietro sullo Stato di diritto, sui diritti umani e libertà di stampa, facendo arrestare la direttrice di Amnesty International Turchia, Idil Eser, e altri attivisti per i diritti umani. 

La Turchia ha manifestato la sua aspirazione di far parte dell’Unione europea fin dagli anni sessanta e con l’accordo di Ankara del 1963 si erano fissati gli obiettivi fondamentali dell’unione tra Ue e Turchia, oltre al rafforzamento delle relazioni commerciali ed economiche e l’instaurazione di un’unione doganale per lo scambio di merci e per la libera circolazione dei lavoratori. Erdogan, a partire dal 2003, ha messo in atto una serie di riforme al fine di consentire l’accesso della Turchia all’Europa, tra cui l’abolizione della pena di morte. Queste riforme hanno spinto l’Unione Europea ad avviare i negoziati.

Il blocco dei negoziati dal Parlamento rappresenta dunque un’importante presa di posizione da parte dell’Ue, che non sembra più disposta a finanziare la dittatura di Erdogan; in effetti, da quando sono stati avviati i negoziati di adesione fra Ue e Turchia, l’Europa ha finanziato la Turchia con cifre altissime (4,8 miliardi di euro nella programmazione 2007/2013).

Nonostante i rapporti economici tra Turchia ed Europa siano molto forti, l’integrazione politica e culturale è ancora molto lontana: la tutela dei diritti sociali e civili in Turchia è in effetti insufficiente affinché lo Stato entri a far parte dell’Ue, ancora di più dopo la messa in atto delle politiche dittatoriali di Erdogan. E’ necessario quindi sospendere le trattative fin quando la Turchia non modifichi la sua deriva autoritaria tutelando nuovamente la democrazia.

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