Lo Statuto dei Lavoratori Autonomi ha finalmente concluso il suo iter legislativo in Senato ma c’è un “ma”

Finalmente il 10 maggio 2017 il Senato ha approvato il disegno di legge su lavoro autonomo e lavoro agile, un provvedimento che riguarda 2,5 milioni di italiani che non sono quasi per nulla tutelati a partire dalla maternità fino ad arrivare alla disoccupazione. L’Italia è in grave ritardo rispetto a molti altri Paesi europei, dove da tempo i freelance hanno uno statuto di tutela ben solido.

Il provvedimento, nella prima parte, definisce lo statuto di lavoratore autonomo e istituisce la Dis-Coll (indennità di disoccupazione) per i collaboratori coordinati e continuativi; la seconda parte è dedicata alla disciplina del cosiddetto smart working (cioè il lavoro indipendente svolto senza vincoli di orari e luogo), mentre la terza parte è dedicata alle disposizioni finanziarie.

Una delle maggiori tutele introdotte a favore degli autonomi è una revisione delle regole sui pagamenti tra aziende e pubblica amministrazione, tra lavoratori e imprese e tra lavoratori autonomi stessi. La novità è che non si potrà superare il limite di 60 giorni per saldare il pagamento della prestazione a un autonomo, oltre i quali si può pretendere un risarcimento danni (sui tempi della giustizia c’è poi molto da dire ma tant’è).

Il provvedimento istituisce inoltre una serie di agevolazioni fiscali e sociali, ad esempio la deducibilità di spese relative all’aggiornamento professionale, al congedo parentale e all’indennità di malattia.

Riguardo gli stati di gravidanza, malattia e infortunio, l’estinzione del rapporto non sarà più automatica, ma sarà possibile richiedere una sospensione per un massimo di 150 giorni. Inoltre, in caso di malattia o infortunio superiore a 60 giorni, il versamento dei contributi si potrà sospendere (versando poi al momento della guarigione il contributo a rate). In caso di maternità il congedo parentale aumenta da tre a sei mesi.

Rimane in sospeso la questione della malattia dei piccoli artigiani e commercianti che non rientrano in questo Statuto perché equiparabili ad imprese ma che nei fatti sono assolutamente simili ad un lavoratore singolo indipendente. Stesso ragionamento per i lavoratori autonomi che sono professionisti iscritti agli Ordini/Albi. Ciò che regolamenta nello specifico la malattia sono gli Ordini di appartenenza. Ogni Ordine ha regole diverse. Gli Ordini sono tantissimi, le regole pure con un’inevitabile confusione di quello che è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione di tutelare il lavoratore in caso di malattia dipende dallo specifico lavoro che fa.

Cosa non ci convince?

Ho sostenuto e sostengo convintamente la Petizione “Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano” lanciata da Daniela Fregosi, in arte Afrodite K, una donna che da lavoratrice autonoma ha affrontato la malattia e che si è impegnata con ammirevole coraggio e determinazione in una battaglia di rivendicazione dei più banali diritti assistenziali.

Elenco qui di seguito le richieste della Petizione e quali emendamenti sono e non sono passati con l’approvazione del testo della nuova legge:

1. Indennità di malattia che copra l’intero periodo di inattività

SI’. L’indennità viene estesa fino a 180 giorni ma solo se si rientra nel punto 4, in tutti gli altri casi non cambia nulla…

2. Indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa (e non solo nell’ultimo periodo)

NO. C’erano emendamenti su questo che sono stati bocciati. Questo è davvero molto grave. Tradotto vuol dire che se negli ultimi 12 mesi hai lavorato poco per la crisi o perchè hai assistito un familiare malato (per gli autonomi la 104 non esiste) e dopo ti ammali anche gravemente non hai diritto a nulla, semplicemente non puoi accedere e non importa quante decine di migliaia di contributi hai pagato all’Inps nella tua vita lavorativa.

3. Ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia NO

4. Indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc)

SI’. Con l’Art.8 (comma 10): Malattia domiciliare equiparata a degenza ospedaliera (quindi con indennità doppia e durata max 180 gg) quando è certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, o di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100%. Rimane la domanda quali sono le terapie invasive (se sono solo chemio e radio molti rimarranno fuori da questo miglioramento)

5. Riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia

NO

6. Possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa (e senza l’applicazione di more perchè non si può tassare una malattia) SI’. La Legge (art.14) prevede che In caso di malattia o infortunio di gravità tale da impedire il lavoro per oltre 60 gg, il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi è sospeso per l’intera durata della malattia fino a max 2 anni, dopo il versamento potrà essere rateizzato in un N° di rate mensili pari a 3 volte i mesi di sospensione.

NO invece per gli altri adempimenti fiscali.

7. Esclusione dagli studi di settore.

No ma pare che vadano a sparire.

(fonte: http://tumoreseno.blogspot.be/2017/05/approvate-in-senato-le-richieste-sulla.html?m=1)

In sintesi il nuovo Statuto dei lavoratori autonomi rappresenta solo un primo traguardo. La battaglia dovrà continuare ad essere condotta per garantire maggiori tutele a questi lavoratori.

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