Disoccupazione: creare lavoro attraverso PMI. Necessari più investimenti e meno tassazione

La Banca Centrale Europea (BCE) ha dichiarato che i dati riguardanti la disoccupazione in Europa corrispondono al doppio rispetto a quelli stimati.

I dati riportati inizialmente non sono infatti del tutto completi, poiché la definizione di disoccupazione data dalla BCE è molto rigida e include tutti coloro che non sono occupati, chi sta cercando attivamente e chi si dichiara disposto a iniziare a lavorare entro due settimane.

A queste categorie si aggiungono quelli che non rispondono ai criteri di cui sopra (cioè chi non sta cercando lavoro e chi non è disponibile a iniziare entro due settimane oppure chi vorrebbe lavorare di più), che costituiscono l’8%.

Se si considerano tutte queste categorie il risultato totale del tasso di disoccupazione è pari al 18% (quindi maggiore rispetto al 9,5% ufficiale, dichiarato in un primo momento dalla BCE).

L’unico Paese europeo a non avere problemi di occupazione è la Germania, ma nel resto dell’Eurozona il livello di disoccupazione resta ancora molto alto.

Per non parlare della disoccupazione giovanile, che soprattutto in Italia rappresenta una piaga per la società. Si tratta di un problema gravissimo, a livello psicologico e sociale, al quale bisognerebbe porre rimedio cercando soluzioni economiche e politiche a lungo termine.

In Italia la percentuale dei posti di lavoro creati dalle grandi aziende è molto bassa, mentre invece è alta quelle delle piccole e medie imprese.

Le aziende sono però soffocate da una pesante tassazione e molto spesso non riescono a creare nuovi posti di lavoro. Bisogna quindi rilanciare il mercato del lavoro attraverso investimenti, agevolazioni fiscali e minore tassazione, ossia un maggiore sostegno da parte dello Stato, che attualmente in Italia non esiste.

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