Antidumping e trasparenza: diciamo stop alle pratiche commerciali sleali

Ieri nell’ambito del mio mandato come membro della commissione per il commercio internazionale ho partecipato al primo trilogo sulla modernizzazione della legislazione comunitaria in materia di strumenti di difesa commerciale. E’ questo un tema di grande rilevanza per le nostre imprese, perché riguarda in maniera diretta la difesa a livello europeo dalle pratiche commerciali sleali quali, ad esempio, il dumping praticato da paesi come la Cina. Il dumping consiste nella pratica di vendere un bene su un mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato sul mercato interno.

L’UE è uno dei principali utilizzatori degli strumenti di difesa commerciale a livello globale. Per questo motivo si è reso necessario rivedere la sua legislazione in materia, al fine di renderla più moderna e adatta alle nuove dinamiche dei mercati globali. Dopo un periodo di circa tre anni in cui la proposta di modifica sembrava completamente arenata, lo scorso dicembre il Consiglio europeo è riuscito a trovare un accordo al suo interno, consentendo l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo in sede di trilogo.

Nella riunione di ieri sono stati compiuti progressi significativi sulle questioni meno controverse, come l’avvio “ex officio” delle indagini antidumping e la trasparenza. In particolare, la regola “ex officio” consente alla Commissione europea di avviare un’indagine anche in assenza di una richiesta in tal senso da parte dell’industria. Su questo punto il Parlamento europeo si oppone all’obbligatorietà per le imprese interessate di cooperare all’indagine, per evitare di esporle al rischio di possibili ritorsioni da parte dei paesi terzi.

Positive anche le aperture registrate sulla questione delle “piattaforme continentali”, ovvero di quelle aree extra-territoriali che non sono soggette alla legislazione vigente in ambito doganale e che sono state spesso utilizzate da imprese di paesi terzi, come la Cina, per immettere beni sul mercato europeo eludendo i dazi.

Tuttavia, i temi più controversi in agenda sono rimasti in sospeso e rinviati alla prossima riunione. Si tratta, in particolare, della relazione che la Commissione è tenuta a pubblicare ogni anno e per la quale il PE chiede più trasparenza ed una valutazione dell’impatto effettivo delle misure antidumping sul tessuto industriale; e del rimborso dei dazi nel caso non venga deciso il loro prolungamento alla scadenza del periodo di riesame.

Si è discusso anche della definizione di “interesse dell’Unione”. L’art. 21 del Regolamento anti-dumping stabilisce che per decidere se sia necessario intervenire o meno con l’applicazione dei dazi anti-dumping si debbano valutare i diversi interessi nel loro complesso. Il Parlamento europeo chiede che venga data attenzione prioritaria ai denuncianti – ossia le imprese colpite dal dumping e quindi in difficoltà – la Commissione vorrebbe cancellare tale riferimento per tener conto di tutti i produttori, anche quelli che traggono beneficio dalle importazioni a costi meno cari. Su questo punto occorre una riflessione molto attenta perché questo approccio rischia di acuire, non di risolvere, la già crescente divaricazione di interessi in Europa a livello non solo di settori, ma anche di aree geografiche.

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