Un no categorico ai compromessi al ribasso sulla riforma degli strumenti di difesa commerciale dell’UE


Riunione preparatoria Trilogo TDI, 21 Marzo 2013.

Credo sia chiaro a noi tutti la difficoltà del compito che ci attende. La proposta di compromesso avanzata dal Consiglio si discosta in maniera significativa dalla posizione adottata da questo Parlamento nella passata legislatura su aspetti che sono invece fondamentali per garantire protezione alle nostre imprese, in particolare le PMI.

Allo stesso modo abbiamo tutti presente il contesto in cui s’inquadra la modernizzazione degli Strumenti di difesa commerciale: si tratta di strumenti mirati a sostenere interi settori manifatturieri che soffrono la crisi economica e le decisioni di una politica commerciale sempre più fondata sui servizi. E soprattutto che soffrono la concorrenza sleale di paesi che pretendono ingiustamente di essere economie di mercato.

Pertanto la nostra posizione sarà non di compromesso, ma di persuasione nei confronti del Consiglio perché rispetti e si adegui alla volontà espressa dai cittadini europei attraverso noi che li rappresentiamo, ed alle preoccupazioni che oggi ci giungono dagli stakeholder.

Non accetteremo alcun passo indietro: nel nome della realtà economica rappresentata dalle nostre imprese che combattono a mani legate, nel nome dei cittadini europei lavoratori che se devono subire la globalizzazione devono vedere anche difesi a livello globale la qualità e la dignità del lavoro, e nel nome di questo Parlamento che ha dato indicazioni chiare.

 

I temi sui quali dovremo concentrarci sono in particolare quattro:

Lesser Duty Rule
Pre-disclosure/Shipping cluase
Rimborsi nei riesami finali
Misure di sostegno per le PMI
Sulla Lesser Duty Rule: il compromesso del Consiglio con la doppia soglia sulle materie prime e lo Union interest test ad hoc appare concepito per non funzionare, in particolare su settori produttivi caratterizzati da un elevato numero di materie prime nella produzione.

– è soprattutto la soglia individuale l’elemento più critico, incredibilmente farraginoso e tale da prestarsi a manipolazione da parte di produttori esportatori. Lo Union interest test presenta caratteristiche di inaccettabilità. In sintesi e senza entrare nel dettaglio, proponiamo che:

a) venga disapplicata ogni qualvolta una PMI denuncia una situazione di dumping;

b) venga disapplicata ogni qualvolta il costo dei fattori di produzione utilizzati risulti distorto, senza applicare soglie o percentuali;

c) si tenga aperta la lista aperta delle distorsion;

d) si elimini il test dell’interesse dell’UE.

Sulla shipping clause e la pre-disclosure, entrambi fonte di giusta preoccupazione per le nostre imprese, siamo molto scettici sulla proposta del Consiglio:

a) è difficile credere che servano più di 4 settimane per trasportare merci in Europa, quando basterebbero alcuni giorni per trasportare un container da oltre oceano o dall’Asia. In questo modo si rischia di ridurre drasticamente l’efficacia degli strumenti di difesa.

b) la proposta del Consiglio attribuisce poi un vantaggio a importatori/ produttori esportatori laddove prevede il rimborso dei dazi (in caso di mancato rinnovo delle misure daziarie) senza al contempo l’estensione del dazio anche ai periodo d’indagine, che come sappiamo dura nove mesi durante i quali i produttori europei soffrono un danno commerciale notevole.

Infine, le misure per le PMI, che hanno bisogno di specifiche misure di assistenza e sostegno:

a) Ritengo in primo luogo necessario rivedere la definizione e le finalità degli Help Desk cosi come voluto dal Parlamento nel testo adottato in plenaria.

b) Andrebbe poi esplorata con la Commissione la possibilità di prevedere fondi ad hoc a sostengo delle PMI per i costi legati alla raccolta delle informazioni, ai documenti da fornire alla Commissione e alle spese legali.

Andrebbero inoltre mantenuti gli emendamenti già approvati sul ruolo delle associazioni di categoria e sindacati nelle richieste di procedure d’indagine.

Entreremo comunque nei dettagli durante il trilogo ma mi auguro che il relatore Fjellner tenga conto della posizione del Parlamento soprattutto sui capitoli dedicati alle PMI.

Voglio rammentare a me e a tutti noi che lo scopo di un Trilogo non è certo il compromesso al ribasso, ma la sintesi al meglio: per questo sono presenti tutte e tre le Istituzioni.

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