Quell’attentato gravissimo alla tutela del paesaggio di cui nessuno parla…

Sorge, per essere buoni, un eorme punto interrogativo di fronte ai recenti entusiastici articoli giornalistici sull’abbreviazione della conferenza dei servizi.

Dobbiamo alla c.d. riforma Madia una rivisitazione integrale dell’istituto della conferenza di servizi che ha lo scopo di ridimensionarne la portata applicativa e di riformare forse il principale tra gli strumenti di semplificazione contemplati nella legge generale sul procedimento amministrativo (https://goo.gl/3LNnnR).

Innanzitutto cos’era la conferenza dei servizi?

Uno strumento di concentrazione, in un unico contesto temporale e giuridico, delle valutazioni e delle posizioni delle diverse amministrazioni portatrici degli interessi pubblici rilevanti in un dato procedimento amministrativo, dovendo la decisione conclusiva corrispondere al rispetto di tutti i diversi interessi pubblici in campo. L’Istituto ora è profondamente trasformato: i tempi sono ridotti, le determinazioni della conferenza possono essere adottate a maggioranza, vige il principio del silenzio-assenso (che si applicherà, notate bene, anche alle amministrazioni di tutela ambientale, paesaggistica, culturale, di salute pubblica!), mentre nella conferenza simultanea sarà un unico soggetto ad esprimere la posizione di tutte le amministrazioni rappresentate (per le amministrazioni statali è nominato dal Presidente del Consiglio, per quelle locali dal Prefetto). È pur prevista la facoltà di rimettere la questione al Consiglio dei Ministri nei dieci giorni successivi alla determinazione maggioritaria: non solo il termine è troppo breve, ma l’aver accentrato la determinazione di attivare il consiglio dei ministri, significa affidare una valutazione di opportunità politica a un organo squisitamente politico, discrezionale, incontrollabile, quindi un compito che implica anche l’esercizio dei poteri di tutela e della sua rinuncia. Il voto maggioritario nella conferenza di servizi attribuisce così alla maggioranza dei partecipanti il potere di sacrificare uno o più interessi e il potere cioè di derogare alla vincolante disciplina degli interessi sacrificati (https://goo.gl/4W9vYE). Pensiamo al principio di primarietà della funzione di tutela di patrimonio e paesaggio: ci troviamo di fronte a un sistema concepito per degradarla, sottoponendola a rischi gravissimi come l’allargamento delle maglie di tutela del territorio che, non serve dirlo, potrebbe consentire altre cementificazioni nelle valli e sulle coste.

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