Quale futuro per le politiche di coesione e quale futuro per l’Europa?


Lo sappiamo bene: l’Italia nella Ue non fa esattamente bella figura in materia di fondi europei, continua ad essere un ottimo contribuente ma un mediocre esattore di risorse tra fondi che continuano a essere sprecati, o non raramente malamente assegnati e/o percepiti. (https://goo.gl/r99GHD).

Sarà proprio il Comitato europeo delle Regioni a riunirsi dopodomani, il 2 marzo, a Varsavia per esaminare il bilancio UE riguardate i fondi emanati e per discutere sulle future politiche di coesione.

La presenza dell’Italia è in primo piano come contribuente netto, ricevendo risorse minori rispetto ai versamenti devoluti all’UE, ma anche come seconda nazione, dopo la Polonia, a beneficiare dei fondi emanati dall’UE.

Prima di tutto è necessario fare una propedeutica distinzione tra fondi diretti e indiretti, le due tipologie di sovvenzioni dell’UE.

I fondi diretti sono gestiti ed erogati direttamente alla Comunità Europea e finanziano dei progetti specifici che possono riguardare ambiti come l’innovazione, l’economia, l’ambiente, la cultura, la formazione, le politiche sociali, la gioventù ecc; promuovono la collaborazione tra Paesi dell’Unione Europea e Paesi esterni ad ­­­essa. I fondi indiretti, più comunemente conosciuti come strutturali, non sono gestiti dall’UE bensì dalle Regioni (per ulteriori informazioni: https://goo.gl/fk07Fb). Più di un terzo del bilancio attuale è destinato ai fondi strutturali: 454 miliardi, da spendere nell’arco temporale 2014-2020, sono destinati a favorire la crescita economica delle regioni meno sviluppate.

Secondo il Comitato delle Regioni questo modello sarebbe però a rischio. I fondi strutturali ultimamente non solo sono stati duramente criticati da alcune componenti politiche, ma è soprattutto all’interno della Commissione che sta prendendo piede un nuovo modello per l’attribuzione dei fondi: il vicepresidente Katainen vorrebbe infatti sostituire gran parte dei sussidi con prestiti agevolati e centralizzando le decisioni di investimento, di fatto rendendo i criteri di assegnazione più finanziari e meno politici (F. Basso, Italia-Ue La prossima guerra è quella dei fondi, Corriere Economia, 27 febbraio 2017, 12).

I fondi verranno dunque sfilati dal controllo degli enti locali? Verranno erogati solo ai Paesi virtuosi che faranno delle Riforme? E i fondi di Paesi come l’Italia, non proprio virtuosi in materia, potrebbero essere congelati, compromettendo la già difficilissima situazione?

Staremo a vedere cosa sortirà dall’incontro di Varsavia, quanto il Comitato delle Regioni sbatterà i pugni sul tavolo, e soprattutto cosa si dirà nel Libro Bianco di Juncker – paper sul futuro dell’Europa che tra le molte cose dovrebbe parlarci anche delle politiche di coesione e della disponibilità o meno a sovvenzionarle – che sarà presentato a breve e che dovrà animare la discussione che i Ventisette avranno a Roma alla fine di marzo.

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