MES-CHINA – intervento in commissione INTA del 24/01/2017

Onorevoli Colleghi,

oggi, a distanza di oltre un anno da quando per la prima volta abbiamo cominciato ad occuparci della questione MES Cina, affrontiamo questo tema in Commissione INTA. Quasi un anno ha impiegato la Commissione europea per presentare una proposta le cui linee di fondo sono le stesse di un anno fa. Nel frattempo, però, a maggio il PE ha espresso una chiara posizione, il 9 novembre alla Casa Bianca si è insediato Donald Trump, l’11 dicembre è scaduta la Sezione 15 del Protocollo di Adesione e il 12 dicembre la Cina ha mosso i primi passi per un ricorso in sede WTO.

Abbiamo creato un Interest Group, abbiamo lanciato una contro-consultazione, abbiamo discusso con esperti e stakeholder ed oggi, in questa sede, vogliamo fare un passo indietro: non entrare nel merito delle valutazioni tecniche, ma riportare la riflessione su un piano politico e strategico.

In primo luogo, chi sono gli attori in gioco:

Da un lato l’UE: nazioni diverse che cercano di divenire un continente attraverso un processo di integrazione, processo oggi in crisi;
Dall’altro la Cina: che è già un continente, lo sa e vuole agire come tale;
E poi gli altri partner internazionali, in primis gli Stati Uniti ed i nuovi equilibri che si stanno creando fra USA e Cina, in particolare in materia di produzione e di scambi commerciali

In secondo luogo, qual’é il campo di gioco:

Per la Cina una pura disquisizione giuridica, anzi ancor meno: l’automatico riconoscimento dello status di economia di mercato; che esclude qualsiasi considerazione degli aspetti sociali o di macro-economia
Per noi un momento nel quale sostenere con forza il nostro modo di guardare la realtà, all’interno dei nostri confini e fuori, senza farci imporre nulla

In terzo luogo, quali sono le regole del gioco:

Il 12 dicembre scorso, cioè il giorno dopo la decorrenza dei termini del Protocollo di Adesione, la Cina ha presentato ricorso contro noi e gli USA, accusandoci di non rispettare le regole del WTO
Ma dimentica di non essere in regola con almeno quattro dei cinque criteri stabiliti dalla UE e ribaditi con chiarezza da questo Parlamento

La Cina si sta mostrando per quello che è: incontentabile e incontenibile anche sul piano commerciale. La Cina sta dimostrando che non cerca il dialogo ma lo scontro, tanto contro noi che contro gli Usa.

Di fronte a questa arroganza e al danno che ne deriverebbe dobbiamo agire armati di almeno due strumenti:

Il coraggio della realtà: la Cina non è un’economia di mercato in nessun senso, negare questo significa mentire o accettare la menzogna
La forza dell’agire uniti: le tre Istituzioni europee devono agire in unità e mostrare la forza dei popoli democratici.

Ma questo non sta avvenendo. Alla Commissione questo Parlamento aveva chiesto due cose su tutte: mantenere i cinque criteri e agire in coordinamento con i principali partner internazionali. La nostra contro-consultazione aveva rilanciato un messaggio forte, che la proposta deve fondarsi su dati veri e concreti e tenendo anzitutto presenti le ricadute sui cittadini e le imprese d’Europa. Ma la Commissione si sta mostrando inadeguata: nella sua proposta non vi è traccia dei cinque criteri, come non vi è traccia nella valutazione d’impatto di una visione globale e reale dei posti di lavoro a rischio non soltanto nell’immediato, ma anche nel lungo termine.

Non dobbiamo illuderci di andare ad affrontare una battaglia facile, ma di battaglia si tratta; contro un avversario che esige dagli altri il rispetto delle regole internazionali (tra l’altro secondo la propria indiscutibile interpretazione), per poi violarle quando le fa comodo: vedasi la questione del Mar cinese meridionale, dove a fronte di una sentenza di un tribunale internazionale la Cina continua come se niente fosse.

Inoltre non si vede perché aver paura di andare in contenzioso al WTO.

Non dobbiamo aver paura di ritorsioni, e tanto meno dell’ombra di queste (come pare invece avere la Commissione), ma dobbiamo agire uniti e consapevoli della nostra forza. La Cina investe nel Piano Junker, partecipa al programma Horizon 2020, si appresta a negoziare un accordo ambizioso sugli investimenti: per lei l’Europa è importante.

Bene, dobbiamo dimostrare che lo è di più per noi.

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