Il 5G è il futuro

Oggi siamo tutti d’accordo sull’importanza di puntare sull’economia digitale come leva di crescita, per creare nuovi posti di lavoro in Europa. Posti di lavoro che sono molto più difficili da delocalizzare rispetto a quelli creati dall’economia tradizionale, dalla manifattura tradizionale.

Tuttavia, delle venti maggiori aziende tecnologiche del 2015, dodici sono statunitensi, sette sono cinesi ed una è giapponese. Nessuna ha sede in Europa.

E nonostante i proclami e le ambizioni di leadership, l’Unione europea rischia di perdere anche la corsa per il 5G. La tecnologia mobile di prossima generazione non servirà – come quelle che l’hanno preceduta – soltanto per la navigazione in Internet e per far comunicare le persone, ma anche per l’intercomunicazione di oggetti: quindi gli elettrodomestici, i sistemi medicali, le reti energetiche e le automobili. Dalla digitalizzazione delle industrie e dall’Internet of Things (IoT) non trarranno beneficio solo le aziende tecnologiche ma anche i cittadini, che potranno usufruire di nuovi servizi e applicazioni.

Purtroppo però, mentre il resto del mondo corre veloce verso il 5G, gli Stati europei avranno tempo fino a metà 2020 (ma con la possibilità di rinviare al 2022) per il passaggio della banda 700 MHz dalla Tv digitale alla banda larga wireless e continuano a non trovare un punto di incontro sull’utilizzo armonizzato dello spettro radio, passaggio fondamentale per permettere l’avvio di un vero mercato unico digitale.

Personalmente, sono molto preoccupato dalle tempistiche di rilascio delle frequenze della banda 700 MHz in favore degli operatori di telefonia mobile per il 5G. Come Movimento 5 Stelle, seppur ben consci delle peculiarità del nostro Paese e dei suoi ritardi infrastrutturali, abbiamo comunque proposto in Commissione ITRE alcuni emendamenti per favorire il coordinamento tra gli Stati membri e per accelerare i tempi, attraverso la presentazione di un interim report entro il 2019. Le buone performance nella gestione dello spettro per uso mobile non possono arrestarsi, con tempistiche indefinite o ritardate, per la banda dei 700 MHz. L´interim report avrebbe un obiettivo molto concreto e pragmatico: quello di prevenire qualsiasi ritardo e agire costruttivamente insieme.

Sappiamo che non è facile avviare un processo di transizione verso gli operatori mobili di frequenze oggi impiegate in alcuni Stati membri per usi televisivi. E proprio per non farsi trovare impreparati e giungere a posizioni equilibrate e soddisfacenti per gli stakeholder e per i cittadini europei, è opportuno avviare subito la programmazione e la pianificazione delle misure tecnico-economiche necessarie. In alcuni Stati membri questa potrebbe essere l’occasione giusta per liberare quella domanda per servizi a banda ultra larga la cui assenza, fino ad oggi, ha contribuito ai ritardi infrastrutturali. Soprattutto per i Paesi che sono rimasti indietro, quella della banda dei 700 MHz e dello sviluppo di reti 5G, è un’ottima occasione da sfruttare al meglio.

Un ritardo di due anni su tutto il processo non è la soluzione giusta. L’Italia, ad esempio, ha tutto da perdere nell’utilizzare i due anni di proroga, dal 2020 al 2022, che la normativa europea concede per concludere il passaggio della banda 700 MHz alla banda larga, poiché le aste per la riassegnazione delle frequenze frutteranno miliardi di euro che potrebbero essere impiegati sia per investimenti nelle infrastrutture di rete, sia per compensare le spese della stessa transizione.

La tecnologia 5G è il futuro e sulle politiche dello spettro l’Europa deve agire di concerto, in modo coordinato e armonizzato, per raggiungere l’obiettivo del 2020, anche perché altri Paesi sono in vantaggio.

La Corea del Sud, ad esempio, ha già annunciato il lancio dei servizi 5G per il 2018, in occasione delle Olimpiadi invernali che si terranno a Pyeongchang. Sono già stati completati con successo i test su un sistema che utilizza le altissime frequenze per trasmettere dati fino a 3.2 Gbps.

Negli Stati Uniti, la leadership nel 5G è una priorità nazionale. Con l’approvazione a luglio della proposta Spectrum Frontiers, la Federal Communications Commission ha assegnato alla banda larga wireless ben 14 GHz di spettro non licenziato. L’utilizzo della tecnologia su larga scala dovrebbe partire nel 2020, ma gli operatori americani hanno già iniziato i test per una prima limitata implementazione commerciale già dalla fine del 2017.

L’Unione europea ha bisogno di infrastrutture digitali competitive e dobbiamo centrare al più presto l’obiettivo dell’accesso alla banda larga per tutti, anche nelle zone rurali. Inoltre, sarà fondamentale coinvolgere le nostre PMI e start-up, così come investire di più sulla formazione dei giovani e sulle loro competenze digitali.

È evidente che non possiamo più permetterci un utilizzo inefficiente dello spettro perché per rilanciarsi l’Unione europea deve correre, senza intralci.

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