I costi di roaming che l’Europa rifiuta di abolire

Ancora una volta torno a manifestare a gran voce per un diritto tanto semplice quanto inascoltato: l’abolizione totale dei costi di Roaming in favore dei cittadini che si spostano in Europa.

Facciamo una breve sintesi degli ultimi passaggi avvenuti tra Parlamento Europeo e Commissione Europea per dimostrare ai nostri cittadini che pur essendosi registrata una reale riduzione dei costi per l’attivazione dei servizi di roaming, la questione relativa ai prezzi all’ingrosso resta ancora arenata.

– Nel 2007, con l’introduzione del Regolamento(CE) N. 717/2007, la Commissione ha obbligato i gestori di telefonia mobile a ridurre i costi per i cittadini europei che si spostavano fra gli stati membri per chiamate in entrata e in uscita, sms e traffico dati. Così il costo della chiamata in uscita da 1,10 centesimi di euro è passato a 0,49; quello in entrata da 0,58 a 0,24.

– Al primo Regolamento del 2007 è seguito il secondo Regolamento roaming (Regolamento (EC) n. 544/2009) che ha confermato la dimensione transnazionale del mercato del roaming ed ha fissato soglie di prezzo massimo per il periodo 2009-2012. Dal primo luglio 2010, infatti, per evitare tariffazioni eccessive è stato introdotto un meccanismo di blocco quando la spesa mensile per traffico dati raggiungeva 50 euro, IVA esclusa, o un’altra soglia a scelta del consumatore.

– Nel 2012, l’Unione Europea ha adottato il terzo Regolamento (Regolamento (CE) N. 544/2009) con una ulteriore revisione delle massime soglie di prezzo per il mercato al dettaglio e quello all’ingrosso.

– Il 15 dicembre del 2015 il Parlamento Europeo avrebbe dovuto finalmente estendere al territorio europeo una tariffa unica per tutti i paesi dell’ Unione ma proprio l’Italia, durante il semestre di Presidenza, ha proposto il rinvio della determina con l’obiettivo di supportare le richieste delle grandi aziende telco e offrire “più tempo” ai gestori per potersi adattare alla nuova situazione.

Il documento, presentato allora dal governo Renzi, proponeva inoltre alcuni meccanismi di “salvaguardia” per le telco. In particolare, le tariffe sarebbero state sì le stesse anche all’estero ma fino ad un certo volume, calcolato su base nazionale dalle authority delle telecomunicazioni; una volta superato questo limite sarebbero state applicate tariffe “extra”.

Oggi la questione resta incompiuta perché la Commissione continua a fare gli interessi delle grosse aziende.

Perché continuare a ridurre i costi di roaming al dettaglio (quelli dei singoli consumatori) e non quelli all’ingrosso (quelli fra aziende di paesi diversi)? Ovvero, perché non calmierare anche le tariffe fra le aziende nazionali dei diversi paesi ed evitare che un prezzo troppo alto, imposto oggi dalla Commissione, venga spalmato sui costi dei singoli cittadini che probabilmente non attiveranno mai un servizio di roaming internazionale e che oggi, per esempio, subiscono un costo massimo di 85 centesimi di euro per la navigazione quando il costo medio del traffico dati in Italia è di soli 31 centesimi di euro per MB.

A questo inoltre va aggiunto l’atteggiamento dei nostri cari parlamentari che si piegano alle richieste degli operatori telefonici che vogliono mantenere il mercato della telefonia mobile iperblindato a discapito delle società più piccole o di quelle digitali che non potranno mai essere, con l’introduzione in vigore di questi prezzi massimi garantiti dalla Commissione, competitivi sul mercato nazionale.

Al momento i Regolamenti hanno considerato e applicato delle norme sulle tariffe al dettaglio, ma non hanno inciso significativamente su quelle all’ingrosso. Se la Commissione obbliga le aziende di telefonia mobile a ridurre progressivamente a zero i costi di roaming ma non obbliga le stesse a ridurre le tariffe negli accordi internazionali crea un mercato di oligopolio impossibile da scardinare. Pertanto è abbastanza ovvio che le grosse compagnie telefoniche si spalleggeranno per mantenere alti i costi di ospitalità tagliando fuori indiscutibilmente le compagnie più piccole e quelle digitali che – con pochi clienti e quindi con pochi introiti a livello nazionale – non potranno mai offrire ai propri consumatori il servizio di roaming perché non potranno corrispondere alla impresa ospitante una tariffa così alta.

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