Quale posizione prenderà il Parlamento europeo sul MES-CHINA?

Lo sapremo martedì a Strasburgo, data in cui la Conferenza dei Presidenti di Gruppo europei, di cui faccio parte, ha fissato lo spazio dedicato alla discussione sullo status di economia di mercato al gigante asiatico.

A quanto pare recentemente anche la Germania, spesso in posizione ambigua sull’argomento, si è espressa in favore di una posizione ferma nel trattare con la Cina nella disputa su prezzi delle produzioni siderurgiche. Il settore siderurgico europeo solo lo scorso anno ha visto un aumento del 50% di acciaio cinese importato a prezzi inferiori di quelli di produzione. Una concorrenza sleale verso un settore in crisi nell’Ue, affetto da sovracapacità esattamente come quello cinese, con la differenza che la Commissione europea non è un’economia statalista in grado di mantenere vive le aziende pubbliche inefficienti a forza di sussidi.

E l’Italia? Che posizione prenderà il governo italiano fino a questo momento altrettanto ambiguo sull’argomento? Rimaranno inascoltati gli appelli di Confindustria e delle principali associazioni europee secondo le quali si rivelerebbe un’iniziativa suicida?

Se accordato nelle condizioni attuali, tale status avrà un impatto disastroso sul sistema di difesa commerciale UE, prevedendo l’utilizzo dei prezzi interni al mercato cinese come parametro di comparazione nelle indagini antidumping, il che comporterà margini di dumping insufficienti a tutelare le imprese italiane ed europee, in quanto basati su valori non corrispondenti alle dinamiche del mercato.

La Cina non può essere riconociuta come Economia di mercato perchè non rispetta le regole di un’economia di mercato.

Proprio lo scorso 29 aprile ho riunito a Roma presso la sede del Parlamento Ue lo schieramento trasversale di europarlamentari contrari alla concessione alla Cina dello status di economia di mercato: per spiegare ancora una volta le ragioni del «no». Presenti Antonio Tajani, primo vicepresidente dell’Europarlamento (gruppo Ppe) e David Sassoli, vicepresidente in quota al gruppo S&D, e l’europarlamentare francese Eduard Martin, Paolo Mattei, vicepresidente di Assocarta, Daniel Kraus, vicedirettore generale di Confindustria.

L’unico strumento utile che abbiamo è quello di coagulare forze diverse in un unico obiettivo: all’interno dell’Europarlamento si è creato un gruppo di lavoro che raccoglie oltre 70 deputati di 16 Paesi in rappresentanza dell’intero panorama politico, coesi nel lanciare la contro-consultazione pubblica sul Mes alla Cina http://www.meschinawhynot.eu/.

Ora non ci resta che attendere martedì.

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