What is cloud computing?

In questo momento sto partecipando al gruppo di lavoro di Horizon 2020, una riunione quella di oggi dal titolo OPEN SCIENCE organizzata in concomitanza al lancio della Commissione di un Cloud su base europea e di libero accesso ai dati, soprattutto per ciò che riguarda la comunità scientifica.

Come conciliarlo con i diritti alla privacy e con la tutela della proprietà intellettuale? Questi i nodi da sciogliere.

Ma sappiamo tutti cosa significa Cloud?

Al giorno d’oggi, grazie alla diffusione di dispositivi quali smartphone, tablet e computer portatili, siamo in grado di accedere quasi ovunque ad Internet (con tutti i pro, e i contro, che ne possano derivare). Certe volte, però, ci può capitare di creare un file sul computer di casa, ma l’indomani, uscendo, di dimenticarci di portare con noi proprio quel file. Altre volte, invece, possiamo ritrovarci con più copie di uno stesso file e non sapere, purtroppo, qual era quello di cui avevamo realmente bisogno. Nella peggiore delle ipotesi, potremmo persino perdere lo smartphone, il tablet e/o il computer portatile contenente tutti i nostri file.

Per risolvere questi ed altri problemi del genere è nato quindi il cloud ovvero uno spazio di archiviazione personale (anche chiamato cloud storage) accessibile in qualsiasi momento ed in ogni luogo, avendo semplicemente una connessione ad Internet. Il cloud, infatti, non fa altro che sincronizzare tutti i nostri file in un unico posto, con la conseguente possibilità di riscaricarli, modificarli, cancellarli, e/o aggiornarli (quindi nonavremo più bisogno di portare con noi hard disk esterni, pen drive USB, o qualsiasi altra cosa che è normalmente possibile perdere o dimenticare). Oltre a questo, volendo, si avrà anche la possibilità di fare dei backup nonché di condividere i nostri file con chi vogliamo, per quanto tempo vogliamo, con indubbi vantaggi di praticità e comodità. Il cloud è dunque un servizio di archiviazione di dati in Rete e di sincronizzazione di essi su tanti dispositivi diversi, a cui si accede tramite computer, tramite dispositivi mobili, tramite Internet accedendo negli appositi siti effettuando il login

In parole povere è il centro nevralgico dell’intero sistema, il luogo dove tutto il contenuto dei nostri apparecchi viene caricato e conservato, e che funge da “centro di smistamento” a cui accedono tutti i nostri dispositivi per sincronizzarsi tra loro.

Per i servizi di clouding bisogna fare attenzione alla privacy: a seconda del contenuto, non sempre è consigliabile conservarlo su computer in possesso di altri. Inoltre, bisogna mettersi al riparo da eventuali cessazioni del servizio: se si tiene tutto sul pc e questo si guasta è un bel problema, ma se si tiene tutto in un servizio cloud e questo dovesse chiudere i battenti sarebbe un problema di pari portata. La soluzione migliore è quella di affidarsi ai servizi online per sfruttarne gli indubbi vantaggi, ma mantenere comunque copia dei propri file anche sui propri hard disk, per sicurezza.

Il 27 settembre 2012 la Commissione europea ha adottato una strategia denominata “Sfruttare il potenziale del cloud computing in Europa” (IP/12/1025, MEMO/12/713). La strategia punta ad incrementare il ricorso alla “nuvola” in tutti i settori economici. Il gruppo di esperti rappresenta un elemento chiave di questa strategia e degli sforzi della Commissione di promuovere il mercato unico digitale, già avviati nell’ambito di altre iniziative legislative, come la riforma UE sulla protezione dei dati (MEMO/13/923) e la proposta relativa al diritto facoltativo europeo della vendita (MEMO/13/792).

Nel 2013 la Commissione ha istituito un gruppo di esperti incaricato di individuare clausole contrattuali sicure ed eque per i servizi di cloud computing con l’obiettivo di individuare le migliori prassi per rispondere alle preoccupazioni dei consumatori e delle piccole imprese, spesso riluttanti ad acquistare questi servizi a causa di contratti poco chiari. La creazione del gruppo di esperti è una delle azioni intraprese dalla Commissione proprio per aumentare la fiducia dei consumatori nei servizi di cloud computing e sfruttarne la capacità di stimolare la produttività economica in Europa.

Nel 2014 sono state predisposte delle linee guida con l’aiuto di alcuni grandi partner tecnologici per essere testate sul campo con i clienti, a partire dalle PMI, nell’ottica di un’applicazione in tutta Europa. Si tratta di un testo corposo, che definisce i requisiti minimi di chiarezza che deve avere un contratto di fornitura di servizi cloud, con raccomandazioni che riguardano anche la semplicità linguistica e l’informativa al cliente.

Si mira a disponibilità ed affidabilità dei servizi offerti, qualità del supporto dai provider, livelli di sicurezza garantiti, ottimizzazione della gestione dati conservati in Cloud, a un percorso verso una standardizzazione dei contratti a tutela delle imprese e dei consumatori.

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