25 febbraio 2016, votazione importante olio tunisino: la notte porterà consiglio?

Domani il Parlamento europeo dovrà dire sì o no all’importazione senza dazio di 70.000 tonnellate di olio d’oliva tunisino in due anni, già approvata in Commissione Commercio internazionale.

Nell’attesa di questo importantissimo appuntamento che segnerà le sorti dei nostri produttori olivicoli, augurandoci che la notte porti consiglio ai colleghi italiani che in Commissione hanno votato a favore dell’immissione dell’olio tunisino, quindi di fatto all’aumento del rischio di contraffazione della produzione Made in Italy (perpetrata miscelando poco olio realmente nostrano con oli di oliva stranieri di bassa qualità, che costano poco per la coltivazione iperintensiva e la scarsa remunerazione del lavoro) mi sembra utile fornire un VADEMECUM sull’acquisto consapevole di una buona bottiglia di OLIO D’OLIVA EXTRAVERGINE.

Molti oli esposti sugli scaffali dei supermercati (e non solo) presentati come italiani, nell’ipotesi più ottimista sono miscelati con altri olii di bassa qualità o addirittura di provenienza straniera, sulle etichette non è infatti obbligatorio indicare l’origine delle olive ed è quindi possibile “spacciare” come Made in Italy miscugli di olio o spremute di olive spagnole, greche e tunisine.

Falsificare la qualità di un olio non è un’attività molto difficile.

I principali valori di un olio sono sostanzialmente tre: genuinità, tipicità, alta qualità.

Di fronte a un olio che costa poco dovete soffermarvi a pensarci più di una volta. Produrre un buon olio non è un gioco da poco, richiede costi non indifferenti, un ottimo frantoio oleario richiede un alto investimento specialmente se si vuole controllare tutte le varie fasi della trasformazione delle olive ed ottenere quindi così un olio di qualità.

Se ad esempio comprate una bottiglia di olio di oliva di un litro solo a 3 o 4 euro, non state certo comprando un olio di ottima qualità. Un litro di olio fatto con gli accorgimenti dovuti ha un costo di produzione all’origine, coltivazione, raccolta, trasporto, molitura ecc, di minimo 3.9 euro, senza tener conto di un altro dato fondamentale fortemente legato all’andamento dalle annate nelle varie regioni (meno olio si produce più il costo all’origine si alza). Se poi aggiungete il giusto guadagno per il produttore, l’imbottigliamento, la percentuale al rappresentante della rete commerciale, la percentuale dei grandi centri commerciali o supermarket, il trasporto verso la grande distribuzione, la pubblicità ecc. beh, prendendo carta e penna e facendo i dovuti calcoli, di fronte a una bottiglia di olio dal costo di 3 – 4 euro sullo scaffale ci si può lecitamente chiedere quanto sia costata alla produzione, e soprattutto cosa ci sia in quella bottiglia. Questi oli, i cui difetti risulterebbero troppo evidenti – odore forte, il gusto acre e l’eccessiva acidità derivanti da una cattiva conservazione delle olive raccolte e lasciate a fermentare, vengono spesso «deodorati» , ovvero trattati attraverso lavaggi chimici non ammessi per legge per l’olio extravergine, per renderli, se non appetibili, almeno presentabili.

L’olio extravergine di oliva di qualità ha il suo prezzo perché per ottenerlo si devono sostenere costi più elevati.

Una delle principali nemiche dell’olio, sia essa in forma diretta che diffusa è la luce. Le olive contengono clorofilla (utilizzata nella fotosintesi per la trasformare in ossigeno e zuccheri l’energia luminosa assorbita), ottimo conservante e sostanza antiossidante solo però in assenza di fonti luminose, di conseguenza l’esposizione dell’olio a qualsiasi sorgente di luce trasforma la clorofilla in ossidante. Alcuni per far diventare verde l’olio di oliva aggiungono clorofilla sintetica. Quindi quando vedete bottiglie trasparenti con olio verde traete le dovute ovvie conclusioni, a meno che non sia una produzione locale recentissima di annata.

Dunque come regolarsi di fronte a una vasta offerta di olio?

Non ci rimane altro che una attenta lettura dell’etichetta e alcune informazioni che leggeremo tra le righe in essa contenute.

Qualcuno vi potrà dire che l’olio non ha scadenza; ma se, per la sua caratteristica che ha, come conservante naturale può essere vero, in realtà un buon olio dovrebbe avere una scadenza di 18 mesi dalla data di imbottigliamento. Nel caso di un olio DOP, tale indicazione sull’etichetta è obbligatoria.

Attenzione inoltre alla categoria di olio che state acquistando. – olio vergine extra di oliva (meglio conosciuto come olio extravergine di oliva); – olio vergine di oliva; – olio di oliva; – olio di sansa di oliva. Vi siete mai chiesti perché in commercio si trova solo (o quasi) olio extravergine di oliva pregiato e non olio vergine di oliva? Il motivo è semplice e per qualcuno può sembrare normale, ma invece, non è per nulla da sottovalutare specialmente quando stiamo per decidere la scelta di un olio da portare a casa. L’olio vergine di oliva in genere viene utilizzato per miscelarlo con l’olio extravergine di oliva; ovvero si utilizza un olio di categoria superiore (l’extravergine, appunto) per “migliorare” e coprire i difetti e diluire l’acidità libera dell’olio di categoria inferiore, fino ad ottenere un adeguato “taglio” ovvero un olio che abbia i parametri stabiliti per l’extravergine (acidità libera espressa in acido oleico, al massimo di 0,8 g per 100 grammi). Qualcuno starà pensando che tutto ciò è assurdo.

É consigliato comprare olio imbottigliato ed etichettato a norma di legge. Questo perché? Perché un’ Azienda iscritta alla Camera di Commercio e che imbottiglia è soggetta ad autorizzazioni sanitarie particolari e controlli frequenti dai NAS, dalla ASL e dall’Ufficio Repressione Frodi e questa è una garanzia di base non da poco. La soluzione ideale sarebbe quella di andare a comprare direttamente al frantoio o da un Azienda Agricola iscritta alla Camera di Commercio.

Sembra difficile ma non lo è: l’Italia è piena di frantoi sono oltre 6.000 gli impianti di trasformazione delle olive (frantoi oleari in Italia), dislocati su tutta la penisola, anche se la maggior parte sono nel Mezzogiorno d’Italia dove si produce quasi l’ottanta per cento della produzione olivicola nazionale. Cercate sui siti o consultate i frantoi in Italia e scoprirete che ce ne sono sicuramente anche vicino a voi o vicino a dove andate in vacanza.

Una volta trovata l’Azienda giusta sicuramente sarà felice di spedirvelo a casa quando volete. Acquistando l’olio direttamente dai frantoi oleari o dalle aziende agricole avrete la certezza di un olio prodotto da olive italiane.

La lettura dell’etichetta è molto IMPORTANTE! Occorre prestare attenzione alla tipicità dell’olio. In questo caso fidiamoci principalmente di olii DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Tipica). Spesso accade che i migliori produttori di olio sono le piccole imprese dove il proprietario si rimbocca le mani e produce l’olio con amore, passione e orgoglio. In molte parti d’Italia specialmente nel sud Italia, l’olio di oliva viene comprato direttamente in frantoio o dalla vicina azienda agricola che coltiva e produce il suo olio – l’art. 2 del Regolamento UE n. 1019/2002 ha stabilito che, l’olio deve essere commercializzato in contenitori etichettati di capacità massima non superiore ai 5 litri (anche se la questione è ancora sul tavolo di discussione, considerata la sentenza del Tar della Liguria del 28 gennaio 2004, che ripristina la vendita diretta in azienda e mantenendo valida la norma europea per quanto attiene le strutture commerciali aperte al pubblico).
Preferite comunque le piccole produzioni locali se disponibili, anche la media impresa spesso compra olio all’estero: un azienda a livello regionale che vende a buon prezzo in tutta la rete regionale (dipende anche dalla regione, ed esempio la Puglia e la Calabria sono i maggiori produttori di olio di oliva) non può aver prodotto tutto quell’olio. Mentre il piccolo produttore locale non ha certo i mezzi né i contatti né i clienti per comprare olio sul mercato internazionale, al massimo lo compra dai coltivatori della sua zona e per lo meno è di vere olive locali.

Produrre olio di qualità ha un costo, e se la concorrenza è schiacciante Il piccolo produttore fa molta fatica a sopravvivere. L’unico modo per sostenerlo e per evitare il consumo di «oli tarocchi» è saper acquistare con consapevolezza.

[fonte delle notizie Frantoio.biz]

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