Italia come la Polonia: colpo di Stato del Governo nella tv pubblica

La Commissione Europea ha acceso un faro sulla Polonia a causa della recente approvazione di due leggi in materia di Corte Costituzionale e TV pubblica. Per questo si vuole attivare contro la Polonia una procedura per evitare che vi sia una minaccia allo stato di diritto.

La Polonia è accusata di mettere a rischio il principio democratico con la nuova legge sui media. Fino ad oggi i membri del board della Tv pubblica polacca erano nella misura di 7:5 nominati dall’autorità indipendente, 1 dal Ministro della cultura, 1 dal Ministro del tesoro. Potevano essere revocati dall’autoritá solo per gravi violazioni. Con la riforma della Tv pubblica cambia ora la natura giuridica: diventa istituzione statale. Il board viene ridotto a tre membri, tutti nominati dal Ministro dell´economia, che li potrá anche revocare.
Si tratta di una riforma antidemocratica che ha giustamente sollevato l’indignazione dell’Europa. Il primo ministro polacco Beata Szydlo ha risposto alle accuse in questo modo: “La nostra riforma è praticamente basata sugli stessi principi della legislazione italiana, quindi non c’é niente di diverso da quanto non sia stato giá fatto”.

La riforma polacca va inquadrata in un cambiamento di regime che sta vivendo il Paese. In Polonia si intravede una china autoritaria che spiega il motivo per cui la TV pubblica da società privata controllata dallo Stato diventa ente dello Stato. Le gravi violazioni della riforma polacca sono dunque esplicite. Il passaggio dalla Gasparri alla Gasparri 2.0 è stato sicuramente meno traumatico.

Tuttavia i contenuti della riforma sono altrettanto pericolosi e si pongono in contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale e il principio della libertá di espressione come sancito a livello europeo. Senza contare che anche in Italia la riforma Rai deve essere letta insieme ad altre riforme: riforma Rai, riforma elettorale, riforma costituzionale fanno parte di un unico disegno.

Se i contenuti della riforma Rai sono altrettanto pericolosi, la Commissione Europea dovrebbe accendere un faro anche sull’Italia. Altrimenti avremmo due pesi e due misure.

La riforma della Rai mina l’indipendenza del servizio pubblico e non recide il cordone ombelicale che lega Tv pubblica e politica, nonostante gli annunci di Renzi.

Sono tre gli aspetti chiave in analogia alla riforma della Polonia:

1) Il Governo nomina direttamente due consiglieri, uno dei quali é l’amministratore delegato dotato di poteri enormi.

2) Il Governo ha la matematica certezza di avere anche la maggioranza del CDA. Infatti, oltre ai 2 membri nominati dala Governo, se ne aggiungono altri 4 nominati dalle due Camere con la truffa del voto limitato. Abbiamo denunciato in tutti i modi che con un sistema elettorale con premio di maggioranza (Porcellum/Italicum) la maggioranza parlamentare potrá eleggersi sicuramente 2 consiglieri, e probabilmente tutti e quattro. Siamo in una situazione pericolosamente simile alla Polonia, con i vertici della TV pubblica di diretta emanazione governativa.

3) É stata modificata la procedura di revoca dei membri del CDA, come in Polonia ma con una formula piú ipocrita. È un fattore decisivo per l´indipendenza della TV pubblica. Fino ad oggi la Commissione di Vigilanza deliberava la revoca dei consiglieri e l´assemblea degli azionisti Rai, cioé il Governo, si conformava alla decisione della Commissione. Una soluzione coerente con quanto stabilito dallo Corte Costituzionale e cioé che non puó esserci una simmetria tra soggetto che nomina e soggetto che revoca, altrimenti il consigliere non puó svolgere il suo ruolo in modo indipendente. Questo equilibrio é stato stravolto perché la riforma prevede che il Governo revoca e poi la Commissione parlamentare esprime il parere, ma lo esprime su un consigliere giá revocato, e per di piú lo fa a maggioranza semplice.

L´indipendenza del servizio pubblico é messa a repentaglio da questa riforma. E il resto del sistema radiotelevisivo?

La storia la conosciamo, c’è un problema enorme di pluralismo e di libertá d´informazione.

Ma almeno c´é un´istituzione che controlla?

Sí ci sarebbe, é l´autoritá per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), ma purtroppo non opera come dovrebbe. Di fronte alle peggiori violazioni, l´autoritá resta inerte. I commissari di questa autoritá spesso sono ex parlamentari o hanno avuto ruoli all´interno del sistema radiotelevisivo. Si tratta di un sistema marcio fino all´osso, devastato dal conflitto di interessi. è necessario cambiare il modo il cui sono nominati i vertici di un´autoritá che si definisce indipendente.

In questo contesto si colloca la riforma Rai. Una riforma che ha violato ogni indirizzo europeo e della Corte Costituzionale, e che allinea l´Italia alle peggiori esperienze europee nel settore.

Il nostro percorso é chiaro: tentare di portare la riforma Rai davanti al giudizio e all´attenzione di qualsiasi istituzione che sia in grado di effermare l´incompatibilitá della riforma con i principi della libertá di informazione e di espressione sanciti a livello europeo. Va percorsa sia la strada giurisdizionale che quella politica. Il primo passo é una risoluzione del Parlamento Europeo, visto che anche la presidente della Commissione cultura di tale istituzione ha recentemente affermato che la riforma della Polonia é antidemocratica e che quindi il parlamento deve intervenire.

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