Italia in svendita: in mani straniere il 51% delle S.P.A. quotate. Addio MADE IN?

Il rapporto del Centro Studi di UNIMPRESA sull’andamento del valore delle aziende italiane nell’ultimo anno ci rivela un dato molto interessante e altrettanto inquietante: sale dal 44,3% al 51,1% la quota di possesso dei grandi gruppi del Nostro Paese in mani straniere.

È la prima volta che oltre la metà del capitale quotato sul listino di Milano finisce Oltreconfine,gli investitori esteri superano per la prima volta il 50% del possesso del Made in Italy di piazza Affari.

La capitalizzazione in Borsa delle imprese del nostro Paese è cresciuta in un anno di 36 miliardi arrivando a 545 miliardi complessivi, ma sale al 51%, con un’impennata di 52 miliardi, la fetta in mano ai colossi internazionali. azionisti “non italiani” che ora hanno partecipazioni di imprese quotate della Penisola pari a 278,7 miliardi, il 51,1% del totale. Predominante, ma in calo è il peso delle famiglie nel capitale delle aziende (quotate e non) con partecipazioni pari a 891,2 miliardi, in diminuzione di 28,4 miliardi; anche in questo comparto è più forte la presenza degli stranieri, passati dal 22 al 25% con un aumento delle quote di 80 miliardi. La quota di imprese italiane in mano agli stranieri, che corrisponde al 25,8% del totale, è aumentata di 80,09 miliardi (+17,9%) da 447,09 miliardi a 527,1 miliardi.

Come dobbiamo interpretare questi dati?

L’Italia, che ricordiamo essere la terza più importante economia della zona euro, sta riuscendo ad attrarre investimenti esteri o sta perdendo il controllo dei pezzi più preziosi della sua economia?

Mentre i precedenti governi italiani sono stati attenti nel controllare le acquisizioni straniere, pare che il governo attuale non voglia di fatto intervenire.

Nel sistema giuridico bizantino in cui si trovano a lavorare e a sopravvivere le nostre imprese, a lungo considerato come uno dei principali ostacoli agli investimenti stranieri, la volontà del governo pare essere quella di modernizzare l’economia e ridurre la burocrazia.

Ma chi sta realmente godendo di questo rinnovato sistema? L’impresa italiana o quella straniera?

Nel 2014 la cinese National Chemical Corp ha preso il controllo di Pirelli in un affare di 7,3 miliardi di euro; il gruppo indiano Mahindra & Mahindra ha acquistato lo storico marchio italiano Pininfarina, celebre per i disegni della Ferrari, ponendo fine alle sofferenze finanziarie della società.

Ma fino a che punto possiamo parlare di investimenti utili allo sviluppo del nostro Paese? Dove inizia e dove finisce l’attività speculativa?

Se da un lato la consegna dei pezzi migliori della nostra economia a soggetti stranieri mette in serio pericolo il nostro più che mai compromesso MADE IN, dall’altro, in mancanza di prospettive di lungo periodo, questo porta inevitabilmente a tagli di posti di lavoro in un’Italia già vessata dalla crisi occupazionale, e giovanile in primis.

LO STATO NON INTERVIENE, lascia sole le proprie imprese, la propria eccellenza, scegliendo di non adeguare la pressione fiscale italiana a quella degli altri Paesi Europei per competere in modo sostenibile con le economie emergenti, creando il paradosso per cui un datore di lavoro viene fiscalmente punito se porta e crea lavoro in Italia.

Se ti è piaciuto, condividi il post!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.