Primo maggio: Festa del Lavoro

Oggi tutti parlano del lavoro che non c’è. E’ giusto, la disoccupazione cresce e la situazione italiana è drammatica. Io oggi però voglio parlare invece del tipo di lavoro.

Molti giudicano la persona per il lavoro che fa, spesso sono stato vittima anche io di questo pregiudizio. Quando ho deciso di interrompere gli studi avrei potuto farmi aiutare dalla famiglia e scegliere magari una vita comoda, ho invece deciso di trovare la mia strada, guadagnarmi il pane con il sudore della mia fronte, con la fatica, fisica e mentale, facendo debiti, lavorando la notte, nei week end, a Pasqua e Natale. Facendo più lavori contemporaneamente e studiando da autodidatta ciò che mi interessava (l’informatica).

Oggi grazie a voi svolgo un lavoro che è sicuramente un privilegio, a chi mi attacca per aver lavorato nella ristorazione, sorrido, sapessero quanto quella vita, e quel lavoro mi hanno insegnato. Quel periodo mi ha insegnato a non vergognarsi per il lavoro che si fa, perché ogni lavoro onesto è un lavoro degno, oggi ancor di più; mi ha insegnato che dietro ad una cameriera, c’è una vita, una storia, che merita rispetto, che c’è fatica, sacrificio, sudore. Mi ha insegnato a dire GRAZIE e regalare un sorriso anche a chi mi porta una bottiglia d’acqua mentre mangio un panino al bar. Mi ha insegnato che dietro ad ogni lavoratore, anche nel più umile dei lavori, c’è una persona, che potrebbe nascondere delle potenzialità infinite. Mi ha insegnato a rispettare il lavoro e chi lo svolge, mi ha aiutato a mantenere i piedi per terra anche quando mi sembrava di volare, se fossi arrivato in Parlamento senza essere stato un “operaio”, sarei diverso, e sarei sicuramente peggiore.

Il mio pensiero quindi oggi va a chi un lavoro non ce l’ha, ma anche a tutti quelli che faticano in un call center (magari con una laurea in tasca), a chi svolge i lavori più umili e spesso è costretto a vergognarsene per la stupidità della gente.

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